mercoledì 29 gennaio 2020

Un po' di recensioni a babbo/16 Rieccolo

Non sono tornato per costituirmi. E' che in questi mesi di latitanza dal blog ho avuto un milione di cose da fare. Come tutti, certo, ma io sono anche pigro e lento. Quindi dovete avere un po' più di pazienza. Detto questo ho anche un milione di cose che vorrei scrivere su queste pagine scalcinate. Mi riferisco soprattutto ad alcuni libri e fumetti davvero interessanti usciti in questa fine 2019-inizio 2020 e di cui non ho avuto ancora tempo di parlare. La cosa più impellente però restano i dischi. Eccovi quindi un po' di recensioni a babbo.


AA/VV - XXV-XII-MMXIX

E' uscita poco più di un mese fa, ma solo adesso riesco a scrivere qualcosa su questa nuova compilation Asbestos Digit intitolata "XXV-XII-MMXIX". L'uscita numero 81 della prolifica ed eterogenea casa discografica indipendente di Casale Monferrato è come al solito spiazzante e urticante: un concentrato di suoni molesti e rumori irresistibili, che faranno la gioia di tutti coloro che dalla musica si aspettano qualcosa di più del classico rock'n'roll. La partenza è affidata alla dance liquida e martellante dei Leather Parisi e della loro "Innerstella 666": un viaggio in un piccolo rave domestico, in cui fanno capolino dei Daft Punk da sagra della salamella (con tutto il rispetto per entrambi). "XDXDXTXCXHXRXSXMXS" degli Outdoor Sex è un trapano lo-fi con voce meccanica, che si trasforma in una breve marcia di soldati robot in avaria. Il terzo pezzo della raccolta chiama in causa i lisergici Lucy Mina che con "Birthday Song" ci propongono il suono di una giungla meccanica dissonante e carica di ansia, che termina la sua corsa con una coda disco-noise. Il giro di boa è affidato ai suoni truzzi ed heavy metal dei Legendary Gay Cowboys: "Islamabad" è un brano cafone e roboante, come la moto di Joey DeMaio che scoreggia sul palco, mentre i Surfisti Nazi (che devono morire) del mitico film della Troma  si prendono allegramente il sole a due passi dal pogo. Un brano, quello dei Legendary Gay Cowboys, che è un po' il contraltare di "Antipater II" dei Dope In The Pig Bags: anche in questo caso ci troviamo di fronte a suoni scoppiettanti e metallici, ma il tutto è mescolato a un bombardamento di droni impazziti. Il sesto gruppo in scaletta sono i Bosna e anche qui - ma forse la colpa è mia che sono un dannato bruciato - appena parte "Surfing Sarzo Ssamritch" la mente corre al già citato capolavoro trash di Peter George. Certo, in questo caso siamo in territori più mistici, con un'elettronica ricca di suoni stratificati e scampanellii. Ma le atmosfere da videogioco selvaggio postatomico ci sono tutte. A questo punto è la volta di Pierluigi Pugno che, con "The Birth Of J.C." spinge la sua ricerca musicale attraverso un noise rarefatto e pacato, grazie a un suono laborioso che cresce di intensità a mano a mano che macina secondi. Fabio Fazzi, altra vecchia conoscenza Asbestos (come molti protagonisti della compilation) con "Shattered Connections (Xmas Revamp)" propone una dance dissonante, obliqua e dark, un suono inquietante e circolare dall'incedere ipnotico.
Chiude una delle mie band avant preferite: la Furnasetta, un po' il pezzo da novanta del catalogo Asbestos, grazie a un approccio musicale totalmente anarchico e al tempo stesso rigoroso. "trOto Cooks Great Meatballs" è una traccia meno violenta del solito e assomiglia a un bisbiglio elettronico, intriso di mirabile decadenza.


La Furnasetta/Lether Parsi - Past Present Temple

Quando due pezzi da novanta della famiglia Asbestos si mettono insieme non possono che fare sfracelli. Se poi si tratta de La Furnasetta e dei Lether Parisi: allora è il caso di gridare al miracolo. Lo split tape che è venuto fuori da questa collaborazione si chiama "Past Present Temple", esce per l'inglese Industriale Coast, porta la firma grafica ed estetica di Rosa Lavita e contiene sette pezzi per ciascuna delle due band mescolando elettronica minimale, noise e avanguardia (quando non so cosa dire mi gioco sempre questi termini). Un mix letale che riuscirà a rivoltarvi le viscere come un aruspice.
Il lato della Furnasetta - ricco di collaborazioni e mix - parte con la cantilena infernale di "Diaz" e si conclude con l'elettronica deviata di "Risultato" (che assomiglia a una telefonata partita dalla viscere della terra). In mezzo ci sono videogiochi interstellari ("Sadhu Sonic"), musica che frigge di rabbia, noise orientaleggiante ("Fallimento di Ottobre") e muraglie di suono psichedelico.  
Il lato affidato ai Lether Parisi è forse più uniforme rispetto a quello dei compagni di avventura. I sette brani in scaletta sono una versione minimale e disossata della dance, un suono tribale e carico di ritmo, che ha in "Taxidermist", la traccia numero tre, uno dei suoi apici. Il resto spazia dal classico rumorismo ruvido e martellante (al limite della sparatoria) di "21/10/19" al il vortice di violenza sonica e inquieta di "Katodik". Chiude questa cassetta infernale e deliziosa il minuto e 24 secondi di "Panchina legacy": un invito a ballare sul ciclo di un burrone.


Toni Crimine - s/t

Garage acuminato e beach punk sono gli ingredienti del disco omonimo dei Toni Crimine uscito per Area Pirata dopo 15 anni di silenzio (nel 2006 i nostri avevano dato alle stampe uno split ep con i Fase Quattro). Una scheggia di musica robusta e senza troppi fronzoli, che mescola Rich Kids On Lsd, Zeke e un certo retrogusto beat all'italiana. Saranno i testi nella nostra lingua madre (un azzardo assai difficile quando si maneggiano certi suoni), ma era dai tempi degli Smart Cops che non ascoltavo un album italiano così tirato e genuinamente rock. In molti casi i 14 pezzi del disco non superano i 2 minuti di durata: la voce è pura cartavetro stesa su chitarre velenose e ferrose. Un approccio "alla bersagliera" e a rotta di collo, che mi ricorda quelle band che, dal vivo, suonano tutta la scaletta un pezzo dopo l'altro senza mai fermarsi, neppure per dire grazie. Tra i pezzi da segnalare ci sono piccoli gioielli come "Pisa Brucia", l'apripista "Linoleum" e la ruspante "Collezione di vizi".


Le Carogne - TuttiFuzzy

Le Carogne hanno un suono inconfondibile: il loro intruglio di garage, beat e punk fuzzettoso è ormai un marchio di fabbrica che le rende immediatamente riconoscibili anche per chi abita fuori dai confini liguri e le conosce da relativamente poco tempo. Con questo "TuttiFuzzy" appena uscito per Area Pirata in formato 10'' la band di Imperia sporca ulteriormente il proprio sound, rendendolo leggermente più lo-fi e violento. Unica eccezione la bellissima e melodica "Peonia", che diventa immediatamente uno dei miei pezzi preferiti della band. Gli altri sei brani di questo mini - che annovera in tutto tre pezzi in italiano e quattro in inglese - alternano psichedelia e rock'n'roll con gusto e attitudine, aggiungendo al classico formato chitarra-basso-batteria anche sintetizzatori, Theremin e armonica (ma chi conosce le Carogne non si stupirà di certo). Menzione speciale alla splendida grafica dell'album curata da Stefano Rossetti, che insieme al fratello Riccardo rappresenta il cuore pulsante del gruppo imperiese. 


Not Moving L.T.D. - s/t

Parlare di una band storica e fondamentale come i Not Moving - scoperta, naturalmente, con enorme ritardo dal sottoscritto una ventina di anni fa leggendo Bassa Fedeltà - non è mai facile, perché c'è sempre di mezzo un pezzo di cuore. Il gruppo piacentino, negli anni Ottanta, non aveva nulla da invidiare a gente del calibro di Flesh Eaters e Gun Club, ma ha avuto decisamente meno fortuna dei suoi colleghi americani. Oggi, dopo una prima reunion di una decina di anni fa, i nostri hanno deciso di tornare a incendiare i palchi dello stivale, presentandosi in una versione aggiornata che vede coinvolti tre componenti storici come Lilith, Antonio Bacciocchi e Dome la Muerte, più la "novizia" Iride Volpi. Il moniker è leggermente cambiato e al nome storico è stato aggiunto l'acronimo L.T.D (che penso stia per Lilith, Tony e Dome). La vera notizia, però, è che oltre a suonare in giro portando lo storico repertorio punk-blues e voodoo-billy la band è tornata a incidere materiale inedito. Per il momento parliamo di un solo pezzo, "Lady Wine", che occupa il primo lato di questo 7'' targato Area Pirata: un ottimo brano di blues carvernoso e dall'incidere funereo, che spero sia il succulento antipasto di un imminente lavoro sulla lunga distanza. Sul lato B del singolo ci sono invece due vecchie canzoni riarrangiate  per l'occasione ("Spider" e "Suicide Temple") che servono a ricordare ai più giovani la grandezza di una band che ha saputo scrivere, senza montarsi la testa, un pezzo di storia del rock italiano.